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La storia di Wiwid: l’islamic fashion – Ti veste Liz!

Il 28 luglio al Palazzo Civico di Torino si è tenuto un incontro dal titolo “Turin Modest Fashion Roundtable” per parlare del sempre più proficuo mercato della moda interamente dedicato alle donne islamiche: la Modest Fashion.

Un mercato in netta crescita con un giro d’affari da 500 miliardi l’anno (300 miliardi fatturati già nel 2014) non da sottovalutare considerando che non esiste, ad oggi, un brand interamente dedicato a questa particolare fetta di consumatori e che, inoltre, “non esiste, come nei settori della finanza islamica e del cibo halal (lecito) una certificazione in grado di stabilire precisi criteri cui le imprese che intendono investire possano attenersi – ha fatto notare Gianmarco Montanari, direttore generale per lo sviluppo economico della città di Torino e promotore dell’iniziativa – ed è di questo che parleremo nel corso della tavola rotonda cui prenderanno parte rappresentanti della moda italiana, operatori internazionali della moda islamica e produttori”.

Indubbio il problema delle certificazioni ma dall’Islamic Fashion andDesign Council fanno sapere che si stanno attivando per questo: iFash – Islamic Fashion – è sempre più vicino e così molto presto i produttori e i consumatori avranno un’oasi protetta dove andare per i loro acquisti “modest”. Si, esatto, “modest” ma non “boring” perché l’essenza della Modest Fashion è proprio questo: abbandonare l’austerità non mancando di conservare e proteggere gli ideali della donna islamica. Quindi, parliamo di abiti sobri e semplici, che celano le forme e coprono le braccia, ma alla moda e ipercolorati.

Sempre più brand si stanno avvicinando a questo business: da Zara a MAngo così come H&M, da DKNY – primo in assoluto a creare la sua Ramadan Collection – a Prada passando per Valentino, Dolce&Gabbana, Victoria Beckham, Yohji Yamamoto e altri nomi blasonati ritengono che investire nella moda islamica non sia un errore. E non sbagliano. Basta fare due conti per rendersi conto che questa è la direzione giusta:  ”Tra i Paesi con il più alto numero di consumatori musulmani secondo gli ultimi dati disponibili (2013), ci sono la Turchia (39,3 miliardi di dollari) gli Emirati Arabi Uniti (22,5 miliardi di dollari), l’Indonesia (18,8 miliardi di dollari), l’Iran (17,1 miliardi di dollari), Arabia Saudita (16 miliardi di dollari) e la Nigeria (14,4 miliardi di dollari). Da non sottovalutare, poi, la platea europea di fedeli con Francia, Germania e Regno Unito che ha superato i 25 miliardi di dollari di consumi”, conclude il suo discorso così Gianmarco Montanari. Non vi sembrano tutti validi motivi?

L’esigenza di creare un prodotto halal che guardi a questa tipologia di consumatore e non solo – la modest fashion piace proprio a tutte! – non parte solo dalle organizzazioni e dai grandi numeri ma anche dal piccolo: Wiwid Howat non vi dice niente? Giovanissima fashion blogger di Sydney, Australia, che attraverso il suo profilo Instagram – The girl beneath the headscarf (La ragazza sotto il velo) – cerca di ridefinire il concetto di donna musulmana attraverso la leggerezza della moda. Wiwid non parla solo della sua passione per gli abiti nelle sue foto ma anche degli accessori, del cibo e delle passioni che accompagnano la sua vita. Vanta già un bel numero di followers (quasi 20mila) ma sono sempre di più le persone che si stanno interessando a lei, a ciò che ha da dire.

Il sogno di Wiwid è quello abbattere ogni barriera e ogni dubbio: la modest fashion non è solo per donne islamiche, è di classe, elegante, preziosa. Ogni donna se ne innamorerà ne sono certa.